Eghter, Year Zero

Il gelo e i Nani

Dopo essersi riposato, Zarath ci ha ringraziati per averlo salvato e ci ha riferito che tutto ciò che gli era successo era dovuto a un esito inaspettato di una missione diplomatica.
Sperando che questo non avesse altre conseguenze, Fenmarel è andato in bibblioteca e noi siamo rimasti un po’ con le mani in mano finchè non ci ha fatti chiamare Uno.
Egli ci ha offerto una missione: andare a controllare un villaggio che non aveva dato più risposte ai messaggi nei pressi delle montagne.
Pur di non far niente, abbiamo accettato e siamo partiti.
Giunti attraverso il portale più vicino, siamo stati sorpresi da un freddo anomalo che avvolgeva la zona circostante il villaggio. Quest’ultimo, inoltre, era completamente disabitato e al centro vi era un grande edificio in rovina e con attorno delle ceneri ancora fumanti.
Mentre Bolthorn cercava con un ramoscello secco una botola, Logan ha portato delle vanghe e dei picconi e abbiamo scovato un’apertura nel terreno.
Una volta scesi abbiamo trovato una sorta di cantina i cui muri erano coperti di scaffali e tracce di una lotta. Osservando con più attenzione ho notato una scia di sangue che si interrompeva presso uno scaffale.
Allora Kriv, con la sua eccessiva delicatezza, ha sfondato a martellate lo scaffale e dietro abbiamo trovato una stanza in cui vi era un cadavere ucciso come da dei tagli di spada. Controllando intorno abbiamo trovato solo bottiglie di vino e nulla di più.
Improvvisamente ci ha pervasi un senso di profonda paura e ho sentito che qualcosa la stava conferendo su di noi.
Risaliti dalla cantina questo senso di sgomento è aumentato, tanto che Bolthorn Logan e Kriv si sono nascosti in una casetta nei dintorni. Rimasti come tre asparagi, io Gothmog e Tokk ci siamo dati da fare per scoprire la fonte di questa paura e il tiefling ci ha avvertito che era uno strano essere grande press’appoco quanto un cane ma dalla pelle come ghiacciata e occhi neri lucidi e penetranti. Al fine di prenderlo di sorpresa abbiamo tentato di attaccarlo da dietro, ma ci si è riproposto di fronte, assalendo Gothmog. Tokk, un po’ impaurito, lo ha ferito con il suo stocco; io l’ho colpito con una freccia; infine il tiefling, dopo essere stato leggermente ferito, lo ha distrutto con una potente magia.
Dopo di ciò, passata la paura, abbiamo scorto un cavaliere con un’armatura di forma scheletrica allontanarsi.
La pace, però, è durata poco, infatti ha iniziato a soffiare un gelido e fortissimo vento e ha iniziato a farsi sentire il rumore di zoccoli. Salito su di un’alto albero, ho avvistato una decina di cavalieri dalle stesse fattezze di quello precedente venire verso di noi.
Dandoci alla fuga abbiamo tentato di nasconderci in un varco di una porta semiaperta, anche se ormai i cavalieri ci avevano già visti. Quindi con una leva abbiamo chiuso la porta che in seguito si è ghiacciata e al di là della quale i nostri “amici”, hanno iniziato a dare dei colpi per sfondarla.
Perciò abbiamo deciso di proseguire nel tunnel in cui eravamo entrati: esso era costituito da una roccia molto liscia e sul soffitto presentava un incavo come per un tubo, che però era assente. Andando avanti siamo incappati, dopo qualche svolta, in un corridoio illuminato attraverso una sorta di condotto caratterizzato da fori, dai quali si sprigionava la luce. Alla sua fine vi era una stanza simile a una postazione di guardia nella quale, appena abbiamo accennato ad entrare, è calato un profondissimo buio.
Una voce ci ha avvisato di fermarci: dei nani ci stavano interrogando. Dopo aver spiegato loro la situazione, hanno accettato di accompagnarci nel loro paese sempre all’interno dei monti, abbandonando molto velocemente l’atteggiamento ostile, anche verso di me elfo.
Il paese era caratterizzato da quattro accessi nei punti cardinali e mura con a loro volta entrate coincidenti alle prime, caratterizzate dalla possibilità di alzarsi in caso di necessità. Al culmine della volta rocciosa che lo sovrasta vi era un globo molto luminoso, avvolto da una gabbia metallica, e al centro del paese un grande fosso che conduceva alle profondità della terra.
I Nani ci hanno spiegato che già avevano avvistato questi strani cavalieri, ma che mai si erano spinti a tanto. Inoltre la situazione era ancora più tragica poichè la via diretta alla capitale del Patto era interrotta da un crollo, non si sa se doloso o meno, e così il paese era rimasto isolato da rifornimenti e supporti. Per questo motivo abbiamo accettato di partire per i cunicoli alla ricerca di viveri.
Dopo circa un’ora e mezza, siamo arrivati nella zona indicata e, mentre Logan brontolava per il carretto che stava portando, abbiamo caricato delle razioni rimaste, e un po’ mangiucchiate, in un cunicolo. Mentre facevamo ciò, ho sentito dei passetti di qualcuno di piccolo che sgattaiolava via. Non molto impensieriti abbiamo iniziato a tornare indietro, ma, quando eravamo sul punto di abbandonare questi stretti passaggi, siamo stati assaliti da una sorta di gnomi dalla pelle scura, gli Svirfneblin i quali hanno sfiancato Logan, ma fortunatamente abbiamo respinto l’assalto e siamo tornati tutti sani e salvi dai nani.
Dopo averci ringraziato, abbiamo fatto una bella cenetta, tuttavia ad un tratto ho scorto dalla porta nord, che sarebbe dovuta essere sigillata, delle piccole luci. Informati i Nani di questo, tre di loro sono andati a controllare, ma dopo cinque minuti non erano ancora tornati. Allora siamo accorsi a vedere cosa fosse accaduto e, a seguito di una svolta, abbiamo trovato una stanza che ospitava un cimitero. Qui erano i corpi senza vita dei tre nani.
Improvvisamente ci si è chiusa la porta dietro di noi, sono apparse delle mani dal terreno e le luci si sono rivelate essere dei non morti immateriali. In particolare siamo rimasti sorpresi dalla loro resistenza alle armi convenzionali e dal fatto che si riprendessero assorbendo energia vitale dai morti. Nonostante la fatica, e un po’ di mal di pancia per Gothmog, siamo riusciti a eliminare gli scheletri e due delle tre luci viventi.
Dopo aver seppellito i tre poveri nani, siamo riusciti ad uscire dalla stanza usando un cuneo per sbloccare la porta.
Al nostro ritorno i Nani erano sempre più preoccupati per l’arrivo dei cavalieri e, anche per questo, ci hanno offerto in prestito delle armi, ma per il fatto che eravamo molto stanchi abbiamo provato a riposarci.
Dopo un paio d’ore, però, Logan ci ha svegliati poichè era giunto un messaggero dalla capitale del Patto riferendo che anch’essa era stata attaccata, ma ha annunciato che gli abitanti del paese potevano abbandonarlo per cercare un riparo, ma comunque era importante decidere se abbandonare il paese, e quindi il globo luminoso, preziosissimo e pericolosissimo, o rimanere a difenderlo.
Sia i Nani che noi abbiamo optato per la seconda scelta, e così Logan ha mobilitato e schierato le truppe per prepararsi all’assalto.
Dopo poco tempo i cavalieri hanno fatto il loro ingresso e, a seguito di poche e concise parole, il loro capo ha afferrato per il collo Tokk, saltando sulle mura, e lo ha gettato di sotto.
Iniziata la battaglia sempre più cavalieri (senza cavallo) si sono presentati, e, grazie agli arcieri e alle baliste ne abbiamo ucciso uno. Tuttavia sono stati necessari diversi attacchi di balista per eliminarne pochi altri, causando quasi la fine dei dardi. Fortunatamente sono stati ostacolati dalle granate “anti-magia” che aveva fabbricato il fabbro, ma non a tal punto da impedire loro di portare con un varco dimensionale un ariete che ha abbattuto la porta sud. Però, a questo punto il capo si era ritrovato con solo due dei suoi, perciò è scomparito dietro il varco dimensionale e le armi e armature dei nemici deceduti si sono vaporizzate, rivelando la loro fisionomia: una sorta di mezzelfi alti e molto muscolosi.

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La cura dolorosa

All’ospedale di Wririe, mentre ragionavamo su cosa fare, un inquisitore è venuto a recuperare Zarath per portarlo a Palladio, dove avrebbero avuto più possibilità di aiutarlo.
Sollevati e più liberi da preoccupazioni, abbiamo deciso di usufruire dell’ultimo consiglio di Gindil: il paese degli Elfi nel sud, dove erano stati combattuti degli abomini.
Attraverso il portale siamo giunti in una piccola città e, nonostante la giustificata diffidenza delle guardie del posto, siamo riusciti a partire per Nares.
Sfortunatamente la via era molto difficile da percorrere, in quanto era di fatto inesistente. Dopo un lungo viaggio siamo finalmente arrivati, ma non ci attendeva un benvenuto.
Infatti al nostro apparire, un gruppo di abitanti, al cui capo vi era il Saggio, che è venuto a intimarci di andare via, senza che noi avessimo fatto nulla in particolare. Inizialmente ero convinto che, essendo così isolati, fosse normale il loro atteggiamento chiuso.
Tuttavia, in seguito, ci ha attratto una costruzione nel centro del villaggio: un parallelepipedo di mattoni chiuso e costruito in fretta.
Per un po’ di tempo abbiamo cercato invano l’entrata, tanto che, alla sua ricerca, abbiamo fatto il giro del lago su cui Nares si affaccia. Poi abbiamo scoperto che vi era una botola sul tetto.
Nonostante il Saggio continuasse ad ammonirci e invitarci ad andare via, abbiamo aperto la botola. All’interno l’edificio era molto buio e vi erano una marea di corpi di animali morti. Scendendo per delle scale abbiamo trovato una stanza simile a quella superiore, le cui pareti erano ricoperte di sangue (sembrava sempre di più di essere finiti nuovamente nella Torre). Nel piano ancora inferiore trovammo un abominio: una figura di donna sfigurata che blaterava frasi sconnesse. Inizialmente abbiamo provato a parlarle, ma senza ottenere risposte sensate, poi, forse per una paura che ormai si è impossessata di noi, abbiamo provato ad attaccarla, con nessun risultato, anzi, Bolthorn è stato nuovamente ferito con la magia del sangue.
Per evitare l’aggravarsi del nostro contagio e per il fatto che Logan e Tokk ci avevano richiamati, siamo risaliti e usciti dall’edificio. Di fronte a noi c’era una folla inferocita e il Saggio ci stava avvertendo che, se non ci fossimo fermati, avrebbe usato la magia del sangue per ucciderci.
Allora, pregandolo di non agire sconsideratamente, gli abbiamo spiegato la nostra situazione e, seppure un po’ seccato, a patto che non ci facessimo più vedere, si è offerto di aiutarci.
Così ci ha portato nel suo laboratorio, dove erano presenti una marea di oggetti e strumenti molto strani. Dopo averci rivelato il suo nome, Tarlak, ci ha spiegato che la donna rinchiusa nell’edificio era sua figlia e i vari passaggi per l’operazione: dopo aver estratto sangue da una ferita, attraverso delle lenti e un fornelletto, avrebbe selezionato il sangue sano, reinserendolo poi nella ferita e ripetendo il processo per i quattro arti e il torace.
Al fine di velocizzare la cosa, ci siamo messi al lavoro anche noi e, dopo una notte insonne e il rischio per Bolthorn di perdere un braccio, siamo stati curati.
Prima di partire Tarlak ha permesso a Fenmarel di fare uno schizzo dei sui strumenti per poterli riprodurre e salvare anche Zarath. Infatti, tornati a Palladio, siamo accorsi per risvegliarlo e curarlo.
Con un inaspettato colpo di genio, Tokk ha usato i suoi poteri magici per sondare la mente di Zarath: il mezz’orco ci ha detto che ha visto delle strane creature che attorniavano il capo dell’inquisizione, probabilmente un ricordo, e in seguito una gabbia in cui lui stesso era intrappolato. Sorprendentemente Tokk è riuscito a parlargli e gli ha detto che altre persone in grado di entrare nella sua mente avrebbero dovuto rompere con la loro volontà la gabbia e, così, farlo risvegliare dal coma. Allora il mezz’orco, con l’aiuto di Fenmarel e Uno, sono riusciti dopo un po’ di tempo a compiere l’impresa. Risvegliatosi, abbiamo visto comparire accanto a Zarath una figura scura che gli teneva la mano e, molto probabilmente, era l’erede del Nome, la quale è scomparso dopo pochi attimi.
Subito abbiamo riferito a Zarath che avevamo trovato la cura per il sangue infetto della Torre, e ha fatto subito in modo che trovassimo gli strumenti necessari, anche se più grezzi di quelli di Tarlak, per l’operazione.
Dopo aver lavorato per molto tempo, e con non poca fatica, siamo riusciti a salvare definitivamente Zarath, con un sospiro di sollievo.

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Zarath e il portale

Convinti di trovare Zarath ad aspettarci, siamo rimasti stupiti quando ci viene riferito che era sparito senza lasciare informazioni. Temendo il peggio, abbiamo approfondito la questione e ciò ci ha portato a incontrarci con Uno, a capo di ciò che penso sia un gruppo d’elite dell’esercito dell’inquisizione. Egli era preoccupato quanto noi, e questo non era per niente rassicurante. Dopo un’ennesima noiosa sterile e lunga discussione di Kriv, sono riuscito a convincere Uno, solo accennando alla questione del Nome, ad accompagnarci nella zona artica, alla ricerca di Zarath e dell’erede del Nome.
Con la collaborazione di Uno ci siamo rapidamente imbarcati e, dopo che ho vomitato, siamo sbarcati nel nulla più assoluto.
Così abbiamo iniziato ad incamminarci verso un ipotetico nord, andando verso una violenta bufera di neve. Tuttavia, il libro, con cui Fenmarel si era messo in contatto con l’erede del Nome, improvvisamente ci ha mostrato dei numeri, come per misurare la nostra distanza da un punto preciso, infatti la cifra diminuiva costantemente.
Tenendo la bottiglietta dell’inchiostro di Fenmarel, ho visto comparire le intenzioni scritte di io so chi: dovevamo eliminare i soldati dell’inquisizione per poter andare avanti senza essere eliminati.
Inizialmente abbiamo tentato di deviare la nostra marcia verso il monastero di Kriv, ma i due soldati dell’inquisizione e soprattutto Uno e i suoi due uomini, si erano mostrati sospettosi. Allora, sfruttando la confusione della tempesta in cui oramai eravamo entrati, abbiamo iniziato a attaccare la nostra scorta. Tuttavia Uno e i due inquisitori si sono accorti della nostra azione e hanno reagito: Uno ha tramortito in un colpo Morwen, e gli altri ci hanno dato filo da torcere con dei particolari bastoni che, illuminandosi di arancione, infierivano più male di quanto ci si aspettasse.
Alla fine del combattimento Uno si è allontanato con una velocità impressionante, ma siamo riusciti a eliminare gli altri due. Prima di andare ho cercato di seppellire in modo decente i loro corpi, mentre i miei insensibili compagni rubavano anche le chincaglieri di quei due poveri soldati.
Proseguendo nella tempesta i numeri sulla copertina del libro sono diventati sempre più del colore del sangue, finchè sono scomparsi: eravamo arrivati a destinazione.
Di fronte a noi si ergeva un portale, che sembrava non essere stato usato da molto tempo. Dopo qualche istante si è attivato e ha portato di fronte a noi il corpo senza sensi di Zarath. Appena lo abbiamo soccorso aveva gli occhi completamente neri e non avevamo idea di cosa fare. Poi i suoi occhi sono tornati normali ed è svenuto.
Indecisi sul da farsi, io e Bolthorn, stufi dei discorsi degli altri, abbiamo portato Zarath a Wririe, la città del sindaco. Lì lo abbiamo fatto ricoverare presso l’ospedale del paese. In seguito i nostri compagni ci hanno ritrovato e abbiamo iniziato a pensare sul da farsi.

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Beoth

Dopo un breve e tranquillo viaggio, siamo giunti a Beoth. Qui siamo rimasti sorpresi dall’incredibile vastità della biblioteca che l’accademia ospita: essa è costituita da un’immensa piramide a base quadrata, il cui culmine è costituito da una grande vetrata, e da un’immensa quantità di scaffali pieni di libri.
Nell’edificio ci ha accolti Gindil, un tanto simpatico, quanto prolisso, gnomo con un paio di bellissimi occhiali, il quale ha illustrato ai miei compagni alcune notizie riguardanti il sangue.
Ciò che i miei compagni mi hanno riferito consiste nel fatto che vi sono diari di alcuni cacciatori i quali hanno avuto a che fare con il sangue, e che hanno trovato come rimedio all’infezione delle erbe, anche se potenzialmente pericolose per la salute; inoltre, come notizie più recenti, si è venuti a sapere di alcuni abomini nelle regioni meridionali della Confederazione Silvana, i quali sono stati imprigionati, ma di cui non si ha avuto più traccia.
Io nel frattempo sono andato alla ricerca del mostro che mi aveva attaccato, quando, con l’Eremita, mi ero avvicinato alla dimora del mio nemico. Grazie all’aiuto di un mezz’elfo bibliotecario, ho scoperto che si trattava di un Remorhaz, in gigantesco insetto, il quale stranamente vive, secondo il libro che ho letto, in zone fredde, mentre io lo avevo incontrato in un clima mite, e, inoltre, ha usato un potere che sul libro non era segnato.
In seguito ho mostrato al bibliotecario i libri che ci aveva fornito Sep Ren, prima di impazzire, sul Nome. Gindil si è gentilmente offerto di riassumerceli: nel primo sono riportate leggende sul Nome; nel secondo la trattazione riguarda la conoscenza del nome, ma comunque molto vago, di speculazione, senza riferimenti concreti; il terzo parla degli antichi dei da un punto di vista storico; il quarto indaga sulle capacità sovrumane del Dio e della sua magia; il quinto, seguito del quarto, parla di come la magia del nome si esprime; il sesto espone una teoria sull’evoluzione della magia che presenta cronologicamente la magia naturale, quella divina e quella arcana, senza un periodo di riferimento per quella del sangue; infine, il settimo, in cui è raccontata una strana fiaba in cui un cavaliere salva una ragazza, ma quest’ultima, in seguito, diviene una “macchina da guerra” (un’interpretazione sembrerebbe collegare a questa fiaba ciò che Zarath ci aveva detto riguardo le persone nel ghiaccio).
Dopo il riassunto, Gindil ci ha comprato i libri, per copiarli, e continuava a domandarsi come mai Rison non aveva più risposto a Beoth.
Poi, senza preavviso, ci ha proposto una missione: eliminare una colonia di coboldi che aveva invaso i piani sotterranei della biblioteca.
Così, dopo aver accettato, siamo scesi, scoprendo che anche al di sotto la biblioteca aveva forma piramidale, anche se rovesciata. Qui erano evidenti i segni dei coboldi e, nonostante un po’ di fatica per il loro numero, siamo riusciti ad impaurirli e a farli indietreggiare.
Tuttavia, alla fine della piramide, vi era un tunnel molto stretto e evidentemente scavato dai coboldi. Dopo aver disinnescato alcune trappole rudimentali, anche grazie a Miwok e Morwen, siamo entrati in una stanza molto strana: vi erano alcuni coboldi superstiti, con i loro piccoli, e uno anziano. Sul fondo della stanza vi era una teca con molte monete d’argento e di rame e, sopra di esse, un libro. Abbiamo chiesto informazioni su di esso all’anziano, ma non ha risposto altro se non che “non poteva”.
Allora Fenmarel si è avvicinato per osservare e sembrava favesse fatica, quando,dopo averlo preso, da completamente bianco, il libro cominciato a diventare completamente nero. Poi ha cominciato a scrivere su una pagina che, non so per quale motivo, era rimasta bianca. A quel punto è caduto in una sorta di trans e, quando ho provato a scuoterlo, è caduto a terra sanguinando dalla bocca.
Allora, dopo averlo stabilizzato, lo abbiamo portato per alcuni piani verso la superficie. Ripresosi ci ha raccontato di aver visto chi ha ereditato il Nome e che si trovava in una landa ghiacciata e desolata, con una “vecchietta” senza denti.
Risaliti, abbiamo riscosso la ricompensa da Gindil e, comprata una mappa, siamo partiti per Palladio, allo scopo di avvisare Zatath su ciò che avevamo scoperto.

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Verso Beoth

Il giorno dopo l’episodio delle ombre, saputo che Ivan è stato dichiarato M.I.A., abbiamo discusso con Zarath: egli ci ha riferito che a Beoth, accademia della storia, forse vi erano informazioni sugli effetti della magia del sangue.
Così ci siamo incamminati verso l’accademia, raggiungendo attraverso il portale una cittadina a qualche chilometro di distanza. Qui Logan e Bolthorn si sono dilettati in divertimenti locali in una taverna e, a quanto pare, hanno guadagnato un interessante pugnale. Intanto noi altri siamo arrivati nel municipio del paese, dove il sindaco ci ha proposto un lavoro: arrestare dei ladri che spesso avevano rubato denaro pubblico. Chiaramente Fenmarel ha accettato sotto ricompensa.
Giunta la sera, ci siamo appostati nell’edificio, costituito da una volta a tre piani. Io sono rimasto alla base con Bolthorn, sotto l’arco nascosto e in attesa.
Dopo un po’ di tempo si sono sentiti rumori come di un combattimento e Bolthorn è accorso a vedere. Successivamente si è sentito un frastuono come di una porta che va in frantumi (era il pugno di acciaio di Gothmog). Allora, vedendo che le guardie si erano insospettite, ho cercato di deviare la loro attenzione, stranamente riuscendoci.
Scoprendo che Morwen era caduta nella trappola che forse era stata progettata per i ladri (infatti il sindaco ci aveva detto di non entrare nella stanza del denaro), abbiamo deciso di dire alle guardie che erano stati i ladri a farla scattare e, inoltre, che avevano ucciso loro la guardia morta al terzo piano.
Poi abbiamo avvisato, a ora tarda il sindaco.
Il giorno successivo, dopo una lunga discussione tra Kriv e il sindaco, e un piccolo concertino fatto da me e Tokk, abbiamo deciso di abbandonare il paese per raggiungere Beoth.

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Ombre nell'oscurità

A Palladio Morwen aveva avvisato Zarath riguardo la scoperta un possibile attacco di Ivan in pochi giorni. Il draconide non ne sembrava preoccupato, ma improvvisamente, mentre discutevamo, uno strano individuo (a detta della mezz’elfa un esponente della gilda) ha confermato l’ipotesi, affermando che il mago della Mano Nera si stava muovendo nel sottosuolo.
Zarath ci ha allora riferito delle vecchie rovine dei primi abitanti di Palladio, le uniche zone non controllate dalle guardie dell’inquisizione.
Così siamo scesi nelle profondità della città e delle guardie, dopo averci fornito una mappa, hanno aperto un enorme portale. Varcata la soglia la porta si chiude alle nostre spalle.
La mappa era incompleta e l’ambiente scuro. Le prime stanze sembravano un magazzino, una cucina… Poi un corridoio chiuso. In fondo ad esso vi era uno strano cerino che prese Logan. Proseguendo una sala da pranzo molto grande, sembrava vuota. Con la fiamma del cerino, però, si videro ombre di oggetti che non c’erano.
In cima al tavolo di pietra una spada, o meglio, l’ombra di una spada. Tokk ha provato a toccarla, ma congiungendo l’ombra della sua mano con quella della spada, aveva percepito soltanto una sorta di brivido.
Proseguendo vi era una stanza con l’ombra di un cadavere e una porta bloccata da una lastra di pietra inamovibile.
In seguito siamo entrati in un’altra area, a pianta circa quadrata, dove vi erano delle statue consumate dal tempo. Tuttavia, illuminandole con il cerino, le loro ombre non coincidevano e, anzi, sembravano fissarci.
A terra vi era l’ombra di una chiave che Logan aveva afferrato con l’ombra della mano.
Ad un tratto Tokk ha cercato di colpirne una, ma, rimanendo bloccato, ha subito un’attacco da ciò che doveva essere l’ombra della statua, ma che di fatto sembrava indipendente.
A un tratto la fiamma del cerino si è spenta e siamo fuggiti dopo aver subito altri colpi.
Usciti dalla stanza il lumino si è riacceso, ma nella sala da pranzo era in atto un combattimento tra un’ombra e… apparentemente il nulla. Dalle sue fattezze avevamo capito che era Ivan, ma non sapevamo nè se, nè come aiutarlo.
Alla fine stramazzò a terra.
A quel punto Logan, cercando di afferrare la spada d’ombra riuscì a prenderla e proseguimmo.
Restava una stanza: una fiamma che non brucia al centro, simile a quella del lumino, e null’altro. Tuttavia, improvvisamnte, Logan rimase accerchiato dalle ombre e cedette loro la chiave. A quel punto sparirono. Dopo qualche secondo riapparvero con la chiave in mano e dissero a Logan di aprirgli la porta, altrimenti sarebbe diventato un’ombra. A quel punto abbiamo tentato di salvarci avvertendoli che eravamo infetti a causa della magia del sangue, ma sembravano non saperne nulla.
Arrivati a una situazione di stallo, è iniziato il combattimento.
Ho cercato di sfuggire a questi esseri, ma il risultato era stato solo un brutto colpo dopo il quale mi sentii molto debole.
Era molto difficile colpire queste ombre, tanto che mi sembrava di continuare a colpire solo un muro sprecando le frecce. Fortunatamente Fenmarel, Gothmog e Kriv, con l’acqua santa, sono riusciti a eliminare quegli esseri.
Allora siamo andati ad aprire la porta citata dalle ombre: al suo interno vi erano delle persone congelate in cinque nicchie, la sesta era vuota e con il ghiaccio crepato. Ricordo solo vagamente i loro visi e i loro nomi: uno di essi si chiamava Ivan, poi c’erano due donne, uno gnomo…
Fenmarel per un attimo era sparito, poi lo abbiamo rincontrato uscendo dalla stanza, la cui porta, però, era svanita.
Usciti, siamo accorsi da Zarath il quale si è mostrato poco propenso a parlare di quella misteriosa stanza, ciò che sappiamo è solo che quelle persone avevano combattuto affianco a lui in una battaglia contro “tutti”, e che appartenevano ad un passato che doveva essere dimenticato. Inoltre la nicchia vuota era di chi ora è Alunduyn.

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La capitale degli Elfi

Una volta che Zarath ci ha fornito le coordinate, abbiamo utilizzato il portale per raggiungere il nostro obbiettivo: la capitale degli Elfi.
Presso una delle entrate della città le pattuglie hanno fermato i miei compagni, in quanto non Elfi e, soprattutto, in quanto ambasciatori dell’Inquisizione. Hanno chiesto udienza al re degli Elfi, ma, apparentemente non sembravano felici di accoglierli.
Io, invece, sono entrato facilmente, ma non sapendo cosa fare, ho atteso gli altri.
A questo punto ci hanno condotti ad un’immensa torre dove era in atto una manifestazione, probabilmente contro il malgoverno. Al di là della folla vi era un’elfa protetta da alcune guardie, tuttavia due di esse avevano chiaramente cattive intenzioni: avevano sguainato le loro armi e sembravano sul punto di attaccare l’elfa. Allora Fenmarel ha ordinato a Miwok di scagliarsi contro uno dei due attentatori e in questo modo una delle guardie ha risposto all’attacco delle altre. Da quel momento, coprendo la fuga dell’elfa e della sua guardia, siamo fuggiti in una casa abbandonata e ci siamo nascosti in una botola che era al suo interno.
Qui Lyn, la guardia, ci ha spiegato che l’elfa, la regina Rinet, salita al potere dopo la morte, in circostanze misteriose, del padre, re Talindul, è stata spodestata dalla folla, con il chiaro aiuto da parte di soldati guidati dal Senato (organo consultativo istituito allo scoppio della guerra e che sarebbe dovuto essre sciolto da molto tempo, ma che ha mantenuto un grande potere).
La situazione era complessa, perciò abbiamo deciso di dividerci: Bolthorn, Logan e Gothmog avrebbero accompagnato Rinet e Lyn a Palladio; io, Tokk, Fenmarel e Kriv avremmo cercato ulteriori informazioni sulla questione del Senato.
La prima squadra è riuscita abbastanza facilmente nel suo intento, la seconda ha avuto qualche problema.
Per primo Kriv ha cercato di entrare nella torre con le sue deliranti asserzioni riguardo la sua religione, poi Fenmarel ha chiesto udienza al Senato come ambasciatore dell’Inquisizione. Il risultato è stato l’arresto di entrambi, a seguito del quale è dovuto intervenire Tokk, trasformandosi in un soldato elfico, riuscendoli a liberare.
Come soluzione estrema, il mago ha usato l’invisibilità e, mantenendosi in contatto con noi tramite Miwok, siamo riusciti a trovare una sola limitazione al potere del Senato: “Il Senato deve essere sciolto in caso di cessazione di eventi eccezionali”.
In seguito abbiamo deciso di tornare dai nostri compagni a Palladio.
Qui abbiamo portato Rinet e Lyn da Zarath, il quale non era molto contento, ma che ha comunque accolto i due e dopo avergli spiegato la situazione.

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Tokk e Logan

Usciti dall’incubo della Torre, mentre Morwen era stata richiamata dalla gilda dei ladri, tra le strade di Palladio, incontriamo due individui, un mezz’orco e un umano, che vengono portati da delle guardie probabilmente verso le prigioni.
Il mezz’orco, in particolare, sembra discutere con la scorta e lamentarsi per la propria innocenza. Sinceramente dell’umano non mi interessava molto, ma l’orco mi stava simpatico, e le guerdie di Palladio, come il loro operato, non mi vanno a genio.
Così decidiamo di seguirli e vediamo che vengono portati in una prigione sul margine della città.
Fenmarel, dopo che erano spariti nell’edificio, decide di mandare Miwok a vedere come se la cavano i due in cella. L’uomo era in piedi come se aspettasse, mentre l’orco aveva stracciato i suoi vestiti allo scopo di piegare in un modo improbabile le sbarre. Così, richiamato il falco, il mago gli dà dei coltelli per portarli ai due carcerati. Intanto l’orco sembrava tornato in sè e aveva, con qualche magia che non conosco, ingannato la guardia che gli aveva aperto la cella. Poi, non so come, sono riusciti a uccidere la guardia prima che desse l’allarme e, riprendendosi gli oggetti personali, sono riusciti a evadere.
Facendo loro presente il nostro aiuto, si sono presentati: Tokk, il mezz’orco bardo e Logan, il soldato umano. Forse per il favore che gli abbiamo fatto si sono offerti di unirsi alla compagnia e, chi meno chi più volentieri, li abbiamo accettati.
A questo punto, ragionando su come evitare la morte certa, chiediamo a Zarath se sia possibile trovare una cura per eliminare il sangue infetto che c’è stato “iniettato” dagli attacchi di Sep. Tuttavia la risposta non è molto rassicurante: attualmente l’unica salvezza è quella di distruggere la Torre al fine di eliminare, per quanto ho capito, il legame che essa ha col sangue infetto.
Chiaramente Zarath non può permettersi di utilizzare le proprie truppe, ma neanche l’esercito di Palladio, in quanto impegnato al confine con gli Elfi. Perciò decidiamo di partire per raggiungere la capitale degli Elfi e ottenere una tregua temporanea al fine di eliminare la Torre.

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La torre

Appena giunti nella torre ci ritroviamo di fronte a una scena terrificante,pareti coperte di quella che sembra pelle umana, corpi cuciti alle pareti e senza cervello che tuttavia “vivono” ancora, strani esseri a quattro zampe, e inquietanti suoni riempono la torre.
Decidiamo comunque di farci strada e salire verso l’alto, ma le scale finiscono e siamo costretti a rompere una strana membrana per proseguire in un corridoio secondario che assomiglia stranamente ad una vena, tanto che ad una certo punto si riempe anche di sangue, per giungere ad una strana stanza che contiene un cadavere senza cervello, e notiamo un cane che fugge velocemente. Solo le mie preghiere mi mantengono sano di mente, ma riusciamo ad arrivare in una grande stanza circolare dove veniamo attaccati da una strana creatura, sicuramente un essere demoniaco, o grell come Fenmarell l’ha chiamato, che riusciamo a uccidere nonostante Morwen sia stata ferita piuttosto gravemente.
Notiamo che al centro del piano c’è un cuore pulsante che Fenmarell accoltella, facendo reagire l’intera torre, lo fermo prima che riesca a dare la la seconda coltellata e squarciando il soffitto procediamo.
Troviamo finalmente una stanza non del tutto contaminata e la esploriamo, non trovando niente e saliamo al piano di sopra, un deposito di pozioni magiche, purtroppo con la maggior parte di esse trasformate in sangue, ma ne troviamo alcune utilizzabili.
Durante la ricerca veniamo attaccati da dei cani demoniaci e Gothmog viene ferito gravemente, ma per fortuna riusciamo a ucciderli prima di essere annientati.
Ci riposiamo e decidiamo di proseguire, saliamo le scale e ci ritroviamo in un piano completamente buio, esplorandolo ci rendiamo conto di
di alcuni studenti crocifissi, ne colpiamo uno con varie magie finché con le fiamme sacre del mio Dio riusciamo ad ottenere qualche effetto, incendiando il corpo.
veniamo attaccati dagli studenti trasformatisi in zombie, ma, a costo di molte ferite riusciamo a fuggire fino al piano di sopra, barricare le scale e così risolvere momentaneamente il problema.
Al piano superiore troviamo una specie di sala conferenze, con le gradinate occupate da studenti e una figura inginocchiata al centro. Scopriamo e riusciamo a mettere in fuga uno Slad, e scopriamo che la figura è Sep Ren, sfigurata dalla magia del sangue mista al potere del Nome.
il soffitto è una cupola di vetro attraverso la quale si vede il vuoto interplanare, e la pelle sta per ricoprirla, cerchiamo di attirare l’attenzione di Sep che sembra essersi identificato con la torre, in un momento di lucidità ammette di aver sbagliato, poi con la magia del sangue lancia un attacco a Fenmarell, che riesce ad evitarlo, colpisce me e Bolthorn, proviamo poi a rompere la cupola, ma vengo atterrato. Riusciamo alla fine a rompere la cupola, ma siamo tutti molto feriti.
Non cambia niente, ma giunge Zarath che riesce a riportarci nel nostro piano, ci rivela di essere stato Alunduyn e che ci rimarranno sei mesi di vita.
Ci viene offerta la carica di ambasciatori dell’inquisizione che accettiamo tutti tranne Bolthorn e Ojilandlas e veniamo portati a Palladium dove facciamo provviste e riesco a convertire sette prodi alla mia religione

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Quinta avventura
La scoperta

Giunti a Palladio veniamo ammessi con qualche difficoltà negli uffici dell’inquisizione, e dopo una lunga attesa riusciamo infine a parlare a Zarath, che ci informa dell’indole avida ed egoista di Sep Ren, e parte alla volta della torre per fermarlo.
Dopo poco decidiamo di seguirlo attraverso il portale, e giunti dove una volta sorgeva Rison troviamo lui con degli inquisitori e scopriamo che Sep ha seguito il nostro consiglio cambiando piano, perciò decidiamo di farci inviare li per cercare di farlo ragionare.

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